Un colpo da maestro

Educazione artistica

photo credits: Andrè Cros on Wikimedia Commons

Marcel Pagnol (1895 – 1974) si è cimentato in varie arti: ha scritto romanzi, novelle, testi teatrali e saggi, ha tradotto opere di Shakespeare e Virgilio, ha diretto film e opere teatrali. Il tutto riscuotendo un notevole successo anche commerciale.

Nato nei dintorni di Marsiglia, Pagnol ha realizzato opere profondamente intrise della cultura provenzale sia per le ambientazioni, che per l’uso di termini occitanici all’interno di un francese limpidissimo. Tema cardine della sua produzione artistica è la rappresentazione dell’umanità che vive nelle campagne e nei paesini del sud della Francia, considerati mondi armoniosi in cui non mancano problemi e difficoltà che, tuttavia, possono essere superati con l’aiuto del buon senso e di un certo distacco ironico. L’opera di cui trattiamo in questa circostanza, però, esorbita da questa dimensione, essendo di ambientazione cittadina e vertendo su altri temi.

Dialoghi agili e strutture narrative dinamiche caratterizzano i suoi film, le sue commedie e parte della sua narrativa. Roberto Rossellini lo considerava il “vero creatore del cinema realista” e per il regista Robert Guédiguian “è stato il primo a far sì che, nel cinema, le situazioni avanzassero attraverso il dialogo”.

 

Marcel Pagnol

Pagnol nasce da una sarta e da un maestro. L’infanzia è gioiosa e spensierata soprattutto nelle lunghe e belle vacanze sulle colline provenzali. Laureatosi in inglese, lavora come insegnante in varie città per approdare nel 1922 a Parigi. Qui comincia a scrivere le sue prime opere teatrali, che riscuotono un buon successo, tanto da indurlo a lasciare l’insegnamento e dedicarsi alla scrittura teatrale. Nascono così opere come Topaze e Marius. Ben presto, avvia il suo impegno nel cinema, collaborando a 21 film, in gran parte da lui diretti. Nel 1941, chiude col teatro per dedicarsi soprattutto al cinema. Nel 1946 è eletto membro dell’Académie française e negli anni ’50 comincia a scrivere romanzi: Jean de Florette, Manon des sources, Le château de ma mère...

 

Topaze

Rappresentato nel 1928 e pubblicato a stampa nel 1931, Topaze ha avuto diverse versioni cinematografiche:

  • 1932 con la regia di Louis J. Gasnier e l’interpretazione di Louis Jouvet;
  • 1933 diretto da Harry d’Abbadie d’Arrast con John Barrymore;
  • 1936 con la regia di Pagnol con Alexandre Antoine Arnaudy;
  • 1950 diretto da Pagnol con Fernandel.

Ricordiamo anche una buona versione televisiva della Rai del 1970, per la regia di Giorgio Albertazzi e con Alberto Lionello, disponibile in rete.

Questa la trama. Topaze, maestro elementare in una scuola privata, è un idealista onesto e sprovveduto, che cerca di infondere nei suoi scolari i migliori sentimenti. Quando si rifiuta di alterare i voti del mediocre figlio di una baronessa, il direttore, che regge la scuola con criteri mercantili e opportunistici, lo licenzia. L’afflitto e disoccupato Topaze, tramite la zia di un suo scolaro a cui impartisce lezioni private, conosce il di lei amante Castel Vernac, gran maneggione e influente consigliere comunale. Costui prende ad avvalersi di Topaze come un comodo prestanome per i suoi loschi affari. Nella sua ingenuità, Topaze non si rende conto della natura degli affari e del suo ruolo nella faccenda. Col tempo, però, capisce di che si tratta e, dopo un primo moto di ribellione, passa all’azione: estromette Castel Vernac, e procede trionfalmente per suo conto, soffiando al politico il giro d’affari e la bella amante. Il povero maestro disprezzato e bistrattato diventa un uomo d’affari potente, ricercato, invidiato, adulato da tutti.

In tutte le versioni realizzate Topaze è sempre un’opera gustosissima, brillante e piena di contenuti di cui è impossibile darne conto in maniera esaustiva in questo testo. Ne accenniamo alcuni.

I politici corrotti. Anche se quasi centenaria, l’opera ci mostra una realtà che pare uscita da un quotidiano dei giorni nostri.

La scuola privata. il protagonista lavora in una scuola privata retta da un proprietario/direttore che bada a ciò che ritiene essenziale – le rette degli alunni – senza porsi scrupoli pur di conservarsi la clientela. E questo ci pare il modello assunto dal MI negli ultimi anni per garantire il successo formativo di tutti gli alunni. Sia chiaro che non abbiamo nessuna nostalgia per la selezione di classe di 50-60 anni fa. La questione è più sfaccettata e va connessa all’introduzione delle competenze, che hanno cancellato i saperi generando un notevole impoverimento culturale per gli studenti.

La considerazione sociale dell’insegnante. Anche su questo Topaze ci parla dell’oggi: il protagonista quando lavora a scuola è totalmente sottomesso al direttore-padrone, riceve un misero stipendio ed è socialmente poco considerato. Quando diventa il complice ben pagato di un lestofante, viene apprezzato e richiesto da chi lo disprezzava ed evitava quando era un maestro. E sotto questo aspetto riteniamo che Topaze sia il modello per la serie tv Usa Breaking Bad (2008) e per i 3 film italiani Smetto quando voglio (2014-2017).

L’effetto Topaze. Così, Guy Brousseau, fin dagli anni ’60, ispirandosi ad una scena scolastica di Topaze, ha etichettato un certo modo di lavorare di alcuni insegnanti. Non abbiamo lo spazio per parlarne e rimandiamo i curiosi a un saggio sull’argomento disponibile a questo indirizzo http://www.dm.unibo.it/rsddm/it/articoli/damore/679 Topaze.pdf .